Sabato 17 Ottobre 2009
la mostra "Rêverie" al Grand Hotel Terme di Castrocaro
"Noi siamo fatti della stessa materia dei sogni e da un sogno è coronata la nostra breve vita": mai come nel caso delle opere di Oliana Spazzoli pare adatto il celebre verso shakespeariano.
Per comprenderlo basterà entrare nella "hall" del Grand Hotel Terme, dove una ventina di sue composizioni, grandi e piccole, saranno raccolte a formare la mostra "Rêverie", che per l'appunto del sogno è la versione ad occhi aperti. Ma non è solo nella consonanza del titolo che risiedono gli aspetti onirici, evocativi, sottilmente visionari dell'ispirazione di questa pittrice forlivese, un diploma all’Accademia di Belle Arti di Ravenna (dove tra gli altri è stata allieva di Vittorio D’Augusta) seguito da più di trent’anni di mostre in tutta Italia – una delle ultime alla Biennale di Venezia, molte a Milano e a Catania, città quest’ultima in cui si reca regolarmente perché membro del locale ed attivissimo gruppo dei "Verticalisti" – e all’estero.
Affascinata dalle scritture, dalle carte e dalle stoffe antiche, Spazzoli impiega indifferentemente le une e/o le altre per realizzare libri d’artista e dipinti minimalisti, difficili da descrivere perché imparentati soprattutto con le sensazioni.
Tessuti di diversa epoca e consistenza, appena toccati da pennellate terrose e diluitissime – "spesso per dipingere uso solo dell’acqua sporca", osserva lei divertita – o completamente imbevuti, fronte e retro, in bagni di colore che, una volta asciutti, determinano più o meno ampie campiture monocrome: partono spesso da qui, i lavori dell'artista.
Poi può succedere che lei intervenga con dei tagli, successivamente ricuciti mediante sopraggitti ben in vista. Oppure capita che Spazzoli sovrapponga alla tela, opportunamente trattata con colle di sua invenzione, altre stoffe o carte antiche, sulle quali interviene tracciando scritte o piccoli disegni, stendendo larghe pennellate a contrasto, lasciando che affiorino segni di ruggine o macchie d'umidità. Il tutto vien poi pressato entro le morse di speciali torchi, di quelli che di solito si usano nel restauro dei documenti d'archivio o dei libri rari: allora le sovrapposizioni si annullano, gli strati di stoffe e carte si inglobano gli uni negli altri, neanche a passarci sopra la mano s'avvertono differenze di spessore.
I quadri di Spazzoli si trasformano così in frammenti d'una visione, muovono ricordi lontanissimi, suggeriscono derivazioni arcaiche. Raccontano di un tempo e di uno spazio altrove: come nei sogni, insomma.
Ad ingresso libero, la mostra è allestita fino al 29 ottobre


